WELCOME TO TEXAS

Possiamo scoprire qualcosa di noi stessi in ogni esperienza di vita. Basta non rimanere attaccati al passato.

UN BICCHIERE MEZZO PIENO ?

Mi sono ritrovata in Texas nell’ormai lontano 2013, arrivando dal centro di Milano, città caotica, rumorosa, colorata, frenetica, estremamente italiana ed estremamente familiare. Ho pianto tutte le mie lacrime per quello che oggi, più di un decennio dopo, non dico di rimpiangere ma sicuramente rivalutare: il nulla, il silenzio, la monocromia.
Ai tempi associavo queste caratteristiche alla solitudine, alla lontananza dalla mia terra di origine e naturalmente alla mia comfort zone fatta di numerose persone care e care abitudini. I texani mi sembravano noiosi e naturalmente contraddittori: Texas, infatti, vuol dire Gesù e vuol dire una pistola in tasca. Ho cercato nei negozi una T-shirt che riportasse la scritta “Gesù andava in giro disarmato”, ma non solo non sono riuscita a trovarla, ma i commessi dei negozi a cui chiedevo non trovavano la cosa affatto divertente.

Il mio bicchiere mezzo pieno era l’Italia, l’Europa. Terra di quella élite colta e saputa che giudica il resto del mondo seduta su una vecchia Chesterfield, un po’ superba e un po’ saggia, anche se sicuramente generosa di un passato remoto splendido e ricco, per chi, come a me, piace la bellezza un po’ malinconica fatta di rovine e storie passate.
Figuratevi il Texas.
Roba da 200 anni scarsi, dove si trova qua e là (solo per politica del corretto temo), qualche rimembranza poco convinta degli apache, più per folklore che per riguardo, e via discorrendo con tutti i luoghi comuni che rispecchiano la realtà di fatto solo se si resta nelle proprie saldissime convinzioni.

APRIRSI AL NUOVO

Insomma, il mio bicchiere più che essere mezzo pieno era totalmente pieno. E non parlo solo dei pregiudizi, dei condizionamenti che tanto via uno, ce n’è sempre in fila un altro, ma dall’assoluta reticenza all’apertura. Il mio pieno mi bastava e non vedevo perché avrei dovuto far spazio ad altro.
Ho trascorso mesi così, rigidamente fedele al mio “non mi serve lasciar spazio”. Sono stata probabilmente la persona peggiore di sempre, attaccata al passato e al telefono per non perdere la connessione con il mio mondo precedente, la mia Itaca a cui anelavo trepidamente dal mio viaggio statico e noioso. O così mi sembrava.

Ma in realtà non è stato un viaggio né statico né noioso. Semplicemente non vedevo, non ne ero più di tanto consapevole perché il percorso era interiore e silenzioso, e la trasformazione avveniva, come se goccia dopo goccia il vecchio e conosciuto lasciasse il bicchiere fino a renderlo vuoto e capiente. Ogni giorno avveniva un minuscolo e impercettibile lasciar andare che lasciava spazio a qualcosa di nuovo. Come il sapore inaspettato e piccante di un cibo che poco a poco diventava familiare, sebbene differente dal sapore dolce e salmastro del Mediterraneo.

Apprezzavo e comprendevo, più o meno scientemente, per differenza.
Differenza che all’inizio rifiutiamo, poi ci suggerisce un paragone, e infine accogliamo aprendoci ad una comprensione.
È sempre un po’ così anche nelle nostre giornate conosciute senza bisogno di prenderci il disturbo di un viaggio lontano: mi piace questo perché mi fa vibrare, perché mi arricchisce, perché sento che è cosa buona, rispetto a quello che invece sento lontano da me.
E da una parte va bene: come facciamo a sapere se qualcosa ci è sgradito se non abbiamo sperimentato altrove la gradevolezza?

VASTITA’ E SILENZIO

L’importante però è sospendere il giudizio, intercettarlo e fermarlo prima che si insinui nel silenzioso ascolto di ciò che sperimentiamo.
E’ quanto è successo a me, piano piano. Il bicchiere si è svuotato dal conosciuto ed è stato riempito dal nuovo con un percorso di familiarizzazione che è germinato dalla differenza. E allora il frastuono del conosciuto, la frenesia, i colori e il caos estremamente familiari della mia Penisola, hanno finalmente lasciato il posto al silenzio di una Terra nuova e diversa.
E l’ho ascoltato, quel silenzio, non solo interiore, perché il silenzio del Texas è davvero silenzio.

Il silenzio che permea quelle zone è un silenzio vero: quegli spazi enormi, beige e marroni bruciati dal sole, quelle terre piatte che ti fanno venire le vertigini tanto sono vaste, ma anche il vuoto nelle strade delle città dove non trovi un pedone manco a cercarlo, hanno qualcosa che si avvicina ad una percezione di non-tempo che ho sperimentato, prima di allora, solo durante la Meditazione o in alcuni frangenti, per esempio, in presenza del nostro Maestro o in luoghi immersi nella natura.

Questo vuoto, questo silenzio, sono ricchi, sono densi, sono pieni. Se ci si concentra su quello e non sulle contraddizioni e sui giudizi che ci suggerisce la mente, per quanto ci sembrino sensati, allora è come se si percepisse qualcosa di vero e si toccasse una dimensione in cui il fuori e il dentro quasi vanno a coincidere. E i pensieri si fermano, le emozioni si placano, e non importa più se Gesù andasse in giro armato o no, perché tanto la realtà e le contraddizioni possono diventare un film che uno può spegnere o fermare per lasciare spazio ad un Reale più sottile e infinito, proprio come le vaste terre del Texas che lo suggeriscono.
Un Reale che ospita il film che crediamo realtà.

LASCIAR ANDARE

Sono stata anche in altri Stati più appropriati per certe esperienze, come l’Arizona, il New Mexico, o la California. Eppure, il Texas in questo è speciale, diverso. Anche la musica Country, seppur apparentemente allegra e che al primo ascolto ci riporta ai rodei e ai saloon, se la si ascolta bene ha in realtà un qualcosa di malinconico, nostalgico. E come il Texas, anche la musica * è semplice, parla sì di saloon, di rodeo e di polvere sugli stivali, ma se vuoi, anche lei ti ferma.

In un Paese così diverso dal nostro è sorprendentemente più facile trasformare il vuoto in pieno e ritrovare una connessione con se stessi e con qualcosa di più grande. Se – diversamente da come ho fatto io all’inizio – si lascia andare subito l’attaccamento al conosciuto e al frastuono a cui siamo abituati, si può avere in cambio una vita agevolata nell’ascolto, nella riflessione, nell’introspezione. Si può trasformare la quotidianità in una pratica costante, dove ci vuole poco per ricordarsi di essere coscienze spirituali in un corpo materiale. È molto più difficile nelle nostre città europee, dove siamo in continuazione iper-stimolati, dove il rumore chiama rumore e il fare conduce al fare.

Ammetto, ci ho messo tanto a capirlo. Ma sapevo fin dall’inizio, nonostante le difficoltà e quella che credevo solitudine, che il Texas fosse una terra che doveva insegnarmi qualcosa. Per questo non sono scappata a gambe levate alla prima difficoltà. Sono restata fino a quando non ho compreso. E allora questo incredibile, enorme e contraddittorio Paese, è diventato alla fine una palestra di pratica, un’opportunità per liberarmi del tempo sprecato, per sentire e per non sentirmi lontana.

E ringrazio questa vita bizzarra che mi ha portata via da casa, che mi ha insegnato che siamo gli stessi ovunque andiamo, che dobbiamo aprirci perché ogni esperienza ci insegna. E alla fine, fare i bagagli e partire va bene come restare, perché tanto non stiamo lasciando un bel niente, perché il tempo e lo spazio sono illusioni della mente e basta guardare un orizzonte infinito e lontano per ricordarci che tutto è vicino.

LE NOTE DEL COUNTRY

Gli intenditori di musica Country sanno che una canzone non può definirsi tale se non contiene almeno una tra le parole boots, truck, whiskey, o girl. Voglio condividere alcune tra le mie preferite. Non sono tutte di cantanti texani ma vi assicuro che in ogni città, bar, negozio che vorrete visitare in Texas avrete modo di sentirle!

Jon Pardi – Dirt on my boots https://www.youtube.com/watch?v=gCxbgqyC2Wg

Luke Bryan – I don’t want this night to end https://www.youtube.com/watch?v=-jEDdFm3Nx0

Chris Stapleton – Cold https://www.youtube.com/watch?v=gZc42RRxfr0

Lainey Wilson – Watermelon Moonshine https://www.youtube.com/watch?v=_3jv0_wGK1M

Willie Nelson – Always on my mind https://www.youtube.com/watch?v=R7f189Z0v0Y

Loretta Lynn – Wine into Water https://www.youtube.com/watch?v=6xnGmy-m9rw

Lascia un commento