Tocchiamo oggetti, vediamo colori, ascoltiamo suoni e crediamo di conoscere il mondo che ci circonda. Un tavolo è solido, una montagna è ferma, un albero è lì, davanti a noi. Tutto sembra chiaro, evidente, stabile. Ma ciò che chiamiamo realtà è davvero come appare?
IL REALE OLTRE LE APPARENZE
Da millenni filosofi, mistici e scienziati inseguono la stessa domanda: che cos’è la realtà?
Nella visione comune, il mondo appare semplice ed intuitivo: esiste una realtà esterna a noi composta da oggetti distinti, autonomi, collocati nello spazio, indipendenti da chi li osserva.
Noi li percepiamo, li utilizziamo e costruiamo la nostra esperienza del mondo attraverso essi. E’ una visione utile, ma anche vera?
I nostri sensi si sono evoluti per permetterci di sopravvivere, non per comprendere la natura ultima e profonda del reale. Vediamo ciò che è utile vedere, ma ignoriamo quasi tutto il resto. Negli ultimi secoli, questa visione, apparentemente ovvia e logica, è stata profondamente messa in discussione dalla scienza moderna.
Quando la fisica ha iniziato ad osservare il mondo microscopico, l’universo ha smesso di comportarsi come immaginavamo.
La materia non appariva più come un insieme di piccoli mattoni solidi e definiti, ma come configurazioni probabilistiche, eventi, relazioni dinamiche. Ciò che su larga scala appare stabile, in profondità è vibrazione. Ciò che appare separato, a livelli più sottili è intrecciato.
Il “mondo reale” potrebbe essere immensamente più fluido e interconnesso di quanto il senso comune suggerisca. Dietro l’apparente immobilità delle cose potrebbe celarsi un’incessante danza di eventi e fenomeni.
Tali intuizione scientifiche sembrano dialogare sorprendentemente anche con antiche tradizioni spirituali, che hanno hanno esplorato la natura della realtà in maniera non convenzionale, attraverso una raffinata tecnologia interiore fondata su meditazione, osservazione, utilizzo della mente e presenza consapevole.
Un esempio significativo è la Mahamudra, una delle espressioni più profonde del buddhismo tibetano. In questo testo, la realtà non è descritta come un insieme di entità separate che successivamente entrano in relazione tra loro. La prospettiva è rovesciata: è la relazione stessa a rendere possibili le forme.
Nel libro Vision, appartenente alla Saga dell’Angelo, Andrea di Terlizzi, fondatore insieme ad Antonella Spotti della scuola di ricerca interiore, Inner Innovation Project, attraverso la voce di uno dei tanti personaggi così scrive:
“La materia e tutto ciò che ci attornia, non è forse sunyata, vuoto di esistenza intrinseca? Questo non significa che le cose non esistano, ma che non esistono in modo indipendente, permanente e separato. Ciò che percepiamo come “solido” o “reale”, è in realtà una costruzione mentale, frutto di abitudini, karma, ignoranza. Comprendere questa vacuità porta alla saggezza e alla liberazione dalla sofferenza”.
In breve, la realtà è interdipendente, impermanente e priva di essenza stabile”.
MATERIA IN ATTESA: IL MIRACOLO NASCOSTO DELLA NATURA
Se questi concetti possono apparire astratti sul piano teorico, la natura ci offre esempi straordinariamente concreti. Si consideri un albero. Massiccio, radicato, pesante. Tronco duro, rami robusti, corteccia spessa. Appare come l’emblema stesso della solidità della realtà in cui viviamo. Eppure, da dove arriva tutta quella materia?
Molti pensano che il nutrimento principale di una pianta provenga dal terreno, dal suolo o dall’acqua. Ma è solo una parte minima della storia. Il matematico e fisico Roger Penrose spiega questo punto con una semplicità disarmante ed illuminante: gran parte della massa di un albero proviene dall’aria.
Attraverso la fotosintesi, l’albero assorbe anidride carbonica (CO2) dall’atmosfera, trattiene il carbonio e lo utilizza per costruire tronco, foglie, radici, cellulosa e frutti. E’ il carbonio presente nell’aria ciò di cui si nutre. Nel suolo, sono contenuti minerali e nutrienti essenziali per il suo accrescimento biologico, ma contiene quantità di carbonio troppo ridotte per spiegare l’esistenza di maestosi alberi come querce e sequoie.
Il legno che tocchi è stato gas.
La carta che sfogli è stata atmosfera.
La foresta in cui ti aggiri è materia emersa dal cielo.
“L’aria, è materia in attesa”, dice Penrose. E non finisce qui. Anche tu partecipi allo stesso processo.
Il carbonio nei tuoi muscoli, nelle tue cellule e nelle tue ossa, è passato attraverso piante, animali, oceani, suolo, atmosfera. “Tu sei aria riorganizzata, alimentata da luce solare antica”, afferma Penrose. Ciò che consideriamo corpo, non è quindi un sistema chiuso e indipendente, ma un flusso temporaneo di atomi in trasformazione continua. Respiri il mondo. Lo mangi. Lo trasformi. Lo restituisci. La materia che ti compone non ti appartiene.
Conclude Penrose:
“Quando guardi un albero, non stai guardando solo aria solidificata. Stai vedendo polvere di stelle riorganizzata dalla luce solare. Stai vedendo una catena di eventi che collega esplosioni stellari, reazioni nucleari, chimica atmosferica, biologia cellulare e la tua stessa esistenza. Stai partecipando allo stesso processo cosmico che ti ha dato forma”,
Tutto è interconnesso. Tutto esiste in un rapporto di interdipendenza che ne rende possibile l’esistenza.
DALL’EGO ALLA RELAZIONE
Che cosa implica e comporta tutto questo per l’essere umano e la sua evoluzione? Molto più di quanto sembri.
Chi intraprenda un percorso di ricerca interiore spesso cerca tecniche magiche, risposte veloci, stati speciali. Ma senza un cambiamento concreto nel modo di vivere, molte intuizioni restano comprensioni astratte. Non basta comprendere concetti elevati: occorre portarli nella vita quotidiana, renderli esperienza concreta.
L’uomo è un processo in divenire. Dentro di sé ancora contiene una componente istintiva e animale che lo lega fortemente alla materia. Lo rende spesso schiavo di bisogni, paure e attaccamenti. Ci comportiamo come isole, ci sentiamo separati, ci irrigidiamo, ci difendiamo. Nascono così giudizi, egoismo, ricerca di approvazione, conflitto e desiderio di controllo.
Nel tentativo di trascendere questi limiti, spesso cerchiamo di migliorarci per immagine, convenienza o bisogno di approvazione. Ma forse è la realtà stessa a indicarci l’unica vera direzione da percorrere per porre fine ad un pressoché costante stato di sofferenza fisica, emotiva o mentale.
Se la natura profonda dell’esistenza è relazione, allora evolvere significa imparare a collaborare, comprendere, aprirsi e partecipare consapevolmente alla vita. Senza scomodare concetti troppo complessi come l’Amore e la Compassione, possiamo dire qualcosa di più semplice: se tutto vive in interdipendenza, allora egoismo e ostilità non sono difetti morali ma errori di percezione e comprensione di ciò in cui siamo immersi.
Ciò che chiamiamo “io” non è un blocco rigido, isolato e indipendente. Esiste, certamente, ma in relazione. Non si tratta di annullare se stessi, ma di ridisegnare i propri confini. A volte basta osservare il respiro per accorgersi che il confine tra “dentro” e “fuori” è meno netto di quanto crediamo.
Siamo sistemi aperti, che si nutrono di aria, cibo, parole, emozioni, idee. Ogni nostra singola emozione, ogni singolo gesto, condivisione o silenzio entra a far parte nella rete in cui siamo immersi, influenzandola e creando o distruggendo possibilità future.
Dall’ego alla relazione: forse è questa la direzione più profonda dell’evoluzione umana. E di questo processo dobbiamo imparare a diventare sempre più consapevoli.
Per ascoltare l’intervento completo di Roger Penrose: https://www.youtube.com/watch?v=mqkkNBp-PZo&list=WL&index=46


