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Ceci n’est pas un sandwich

È molto facile cadere nell’errore di ricevere un’informazione, indipendente dal suo contenuto, e non verificarne la veridicità prima di farla parte di sé. Un apprendimento passivo, privo di investigazione, ha il potere di intorpidire la nostra capacità di far affidamento sulla nostra esperienza diretta della realtà ed alterare il modo di relazionarci con essa. Non è facile, per ovvie ragioni temporali, verificare tutte le informazioni che ci vengono presentate ed è per questo che ci si affida ad autorità competenti in materia. Tuttavia, quando l’oggetto di interesse è il nostro essere più profondo e la realtà in cui si vive, sarebbe opportuno divenire noi stessi competenti in materia piuttosto che delegare ad altri. La nostra più profonda essenza non potrà mai essere incatenata e privata di libertà ma può essere comunque ingannata e mascherata, strato dopo strato, da idee ed assunzioni che se non verificate attentamente hanno la capacità di anestetizzare la nostra vera natura e distorcere la realtà da quello che è. Il modo in cui la realtà viene interpretata e codificata da sensi ed intelletto potrebbe non corrispondere a ciò che sia veramente presente qui ed ora, causandoci inutili sofferenze. Chi, dopotutto, ha deciso che intelletto, logica e percezioni sensoriale siano lo strumento più adatto per un’analisi di ciò che è reale?

Il lavoro spirituale di risveglio e di introspezione (self-inquiry) è in questo senso uno strumento molto potente per indagare la realtà ma è spesso contornato ed abbellito da idee che creano l’aspettativa di dover vivere esperienze extra-ordinarie o mistiche per capire chi siamo e cosa sia la realtà. Ho scelto come oggetto di investigazione un semplice panino perché rappresenta qualcosa di quotidiano, un oggetto ordinario con cui ognuno di noi è venuto a contatto con la speranza di far capire che tutto nella vita è magico e mistico se impariamo a guardare la realtà nella giusta prospettiva. Investigando più attentamente cosa sia un panino si sarà in grado di relazionarsi con noi stessi e con la realtà che ci circonda in maniera completamente diversa, più libera e creativa, senza andare alla ricerca di mezzi esterni alla nostra capacità d’introspezione. Tutto apparirà esattamente come prima: niente angeli, spiriti o luci folgoranti ma allo stesso tempo nulla sarà percepito allo stesso modo, tutto sarà vissuto come un miracolo.

Chiediti dunque: “Che cos’è un panino?” Una risposta rapida e priva di investigazione potrebbe essere: “due fette di pane contenente prosciutto, formaggio, insalata o altro condimento”. Per arrivare diretti al cuore del problema è importante notare da subito che questa risposta è una descrizione concettuale della realtà che non ci dice nulla su cosa sia veramente un panino. In decenni di educazione ci sono state insegnate migliaia di parole e concetti differenti per far riferimento a qualcosa che sembra effettivamente esistere oggettivamente là fuori come fisico e indipendente da tutto il resto. Tuttavia è sempre bene ricordare che un concetto non è mai l’oggetto stesso ma ne è una sua semplice rappresentazione, un simbolo. L’invenzione del linguaggio ha segnato un passo fondamentale nell’evoluzione umana, consentendo agli umani di far riferimento a qualcosa utilizzando una combinazione di lettere a cui è stato assegnato un significato specifico. Grazie a questa potente invenzione possiamo parlare e comunicare di qualsiasi argomento senza necessariamente dover avere sotto mano l’oggetto in questione: potrei descrivere la mia stanza in dettaglio dandovi un’idea abbastanza precisa di come appare senza la necessità che veniate qui per controllare da soli. Questa è un’abilità umana unica, uno strumento potente che può tuttavia dar origine ad un’errata interpretazione della realtà. Il mondo concettuale, la logica e la razionalità rappresentano solo una lente attraverso cui è possibile percepire la realtà ma è importante che esse non vengano scambiate per la realtà stessa.

Ti invito a fermarti per un momento ed osservare un panino (o qualunque oggetto sia a tua disposizione). Cosa c’è di vero in quest’esperienza? Non usare la mente per etichettare ciò che vedi, sii più diretto: concetti e parole rappresentano un modo indiretto per descrivere la realtà, offrono un’idea di ciò di cui stiamo parlando, sono un movimento mentale ma sicuramente non rappresentano ciò che è effettivamente presente nella tua esperienza diretta. Attraverso un’attenta ed onesta investigazione si può concludere che tutto ciò che si sa di un panino (e di tutta la realtà che ci circonda) è il nostro mondo interno: il panino è letteralmente composto dalla vista, dal profumo, tatto, udito (se croccante), gusto, emozioni, pensieri e sensazioni presenti in noi. Queste esperienze possono avere ampiezza e intensità diverse, ma tutto si riduce ad esperienze soggettive. Nella nostra esperienza diretta, non si è mai venuto a contatto con un panino oggettivamente esistente al di fuori delle nostre percezioni.

Più in generale, per tutta la nostra vita, non siamo mai entrati in contatto con un mondo materiale esterno esistente fisicamente là fuori ed avente una propria esistenza. Il cosiddetto “mondo esterno” è composto letteralmente dalle nostre esperienze soggettive. Il mondo è una struttura interna e soggettiva proiettata all’esterno attraverso i filtri emotivi, concettuali e percettivi e non è mai stato una struttura fisica esistente indipendentemente dalla nostra percezione di essa. Quando si tocca un panino sembra si stia toccando un oggetto solido e concreto esistente indipendentemente dalla nostra percezione, ma questo è il risultato di un’interpretazione superficiale di ciò che sta realmente accadendo. Quando si sbatte contro un muro si prova dolore attribuibile all’esistenza di un mucchio di mattoni fisici, ma in quell’esperienza non c’è altro che immagini e sensazioni. In un certo senso, il dolore è una sensazione causata dallo scontro di percezioni diverse. La sensazione di “durezza” rappresenta semplicemente una sensazione specifica ma non implica l’esistenza di un muro fisico che interagisce con un altro corpo fisico. L’esperienza dovrebbe essere interpretata in modo più diretto: tutto ciò che c’è in quell’esperienza è la sensazione di durezza. Solo successivamente la nostra mente abbellisce quell’esperienza con l’idea dell’esistenza di due oggetti separati che entrano in contatto tra loro.

Quanto detto non implica che il nostro cervello stia sognando un panino o che sia soggetto ad allucinazioni e di certo non implica che l’esperienza “mangiare il panino” sia illusoria. Quanto detto implica semplicemente che non esiste un panino materialmente e fisicamente esistente, indipendente dalla nostra percezione di esso. L’esperienza “ mangiare un panino” è in realtà un misto di percezioni soggettive che non hanno alcuna sostanza fisica. Tale esperienza è reale ma rappresenta un’esperienza soggettiva e non prevedere l’esistenza di nient’altro al di fuori di essa. Quindi, per essere più precisi, dovremmo dire che l’esperienza “mangiare un panino” è composta esclusivamente da vista, olfatto, gusto e tatto. La seconda componente dell’esperienza, cioè “un panino”, è un concetto, un’ etichetta, un costrutto mentale che ha lo scopo di condividere più facilmente con gli altri le nostre esperienze. La nostra mente crea letteralmente l’illusione di un mondo fisico e limitato attraverso l’utilizzo di idee, sensazioni, emozioni e percezioni.

Perché tutto ciò è importante per la vita di tutti i giorni? Perché se costruiamo la nostra felicità collezionando oggetti, ad esempio, la stiamo basando interamente su un’illusione essendo gli “oggetti” non reali. Una volta compreso che la nostra relazione con un oggetto è interamente costruita e creata dal nostro stato emotivo e sensoriale, non ci concentreremo più sull’illusione, ma piuttosto sul nostro mondo interiore. Non avremo più bisogno di acquistare oggetti per riempire il nostro senso di vuoto ma piuttosto saremo spinti ad investigare più da vicino perché ci sentiamo in un dato modo. Gli oggetti e la fisicità sono l’illusione, il nostro mondo interiore è la realtà. Cercare di trasformare la nostra vita cambiando il mondo “esterno” è come mescolare un mazzo di carte composto dalla stessa carta aspettandosi di pescare una carta diversa: qualunque cosa si faccia, si otterrà lo stesso risultato.

Questa realizzazione è valida anche per un’altra potente componente interiore che continuiamo a proiettare all’esterno: la paura. E’ importante capire che il pericolo non esiste oggettivamente là fuori, non si possono incolpare gli altri per la nostra sofferenza ma piuttosto iniziare ad investigare più attentamente il nostro stato emotivo interiore. Se ci trovassimo di fronte ad una tigre, comprensibilmente inizieremmo a correre. Ma è importante essere consapevoli del fatto che si è imparato a creare a livello mentale l’idea che “tigre” significhi “pericolo” e, insieme a questa idea, si è creata una rete di emozioni e sentimenti (come il terrore e la paura) che innescano una nostra comprensibile reazione di sopravvivenza. Tuttavia, non si sta reagendo ad una tigre, ma a ciò che si è creato personalmente a livello mentale ed emotivo. Se non sapessimo cosa fosse una tigre o se potessimo dominare le nostre emozioni e sentimenti, risponderemmo in modo diverso, forse anche in maniera più creativa, produttiva ed efficace. Osservando ed investigando il nostro mondo interiore, si avrà il potere di modificare la realtà stessa!

Questa presa di consapevolezza ci offre da un lato una maggiore libertà di movimento nella vita di tutti i giorni e la possibilità di gustarci un “panino” in tutte le sue dimensioni percettive ed emotive, senza rimanere intrappolati nell’arido mondo mentale e dall’altro lato ci invita ad una maggiore responsabilità sul modo in cui creiamo la nostra realtà. Andando avanti nella nostra investigazione, una volta scoperto che il mondo esterno non è altro che una proiezione interna, è importante capire chi sia il soggetto creatore di tali esperienze soggettive. Chi è colui che sta godendo del mix di emozioni, sentimenti e sensazioni che erroneamente etichettiamo come “panino”? Non può essere il nostro corpo poiché esso non è altro che un mix di sentimenti, sensazioni ed emozioni a cui è stato dato il nome “corpo”. Non può nemmeno essere la nostra mente poiché essa è lo strumento con cui etichettiamo le esperienze con nomi e cognomi. Ciò che si è, non è altro che colui che è cosciente di tutte le esperienze, qualcosa che può essere chiamato “coscienza”. Ogni esperienza non potrebbe essere vissuta se non ci fosse “qualcosa o qualcuno” conscio di essa. Tale coscienza non è un’entità fisica che abita un luogo specifico del cervello (cos’è il cervello se non anch’esso un mix di percezioni soggettive?) ma una “non-sostanza” che illumina, sorregge e pervade ogni esperienza. Tale investigazione porta a conclusioni molto simili all’ Advaita Vedānta, una delle tante scuole appartenenti al pensiero induista che vede la realtà come non-duale, ossia costituita interamente e solamente da un “forza” divina chiamata Sé. L’Universo non è più visto come una struttura composta da oggetti ed esseri con proprie caratteristiche chimico-fisiche, non è più visto in termini biologici esistenti indipendentemente l’uno dall’altro, ma come un continuum del nostro essere più profondo. Ciò che sembra essere altro che il Sé non è altro che uno strato illusorio disteso dalla mente. Un panino, dopo un’attenta investigazione, non appare più ciò che sembrava essere ma una manifestazione composta e pervasa da un “qualcosa” di non percettibile. L’intero Universo, che siamo abituati a etichettare e sperimentare come fisico, può essere ora considerato come un sogno dove esseri umani, animali, oggetti, montagne ed oceani non sono entità materiali e fisiche aventi una propria esistenza o una propria sostanza, ma apparizioni la cui esistenza e consistenza dipende strettamente dalla mente del sognatore, la coscienza o Sé, una non-sostanza. L’Uno appare diviso e molteplice ma non lo è mai stato e mai lo sarà.

La magia è tutt’intorno a noi. Sta a noi vedere attraverso l’illusione per evitarci grosse sofferenze e, allo stesso tempo, godere della loro bellezza. Questa è, a mio avviso, vera libertà e questo è il segreto per creare una vita consapevole.