La saggezza
Ho letto da qualche parte – ma non ricordo chi l’abbia scritta – una frase molto bella, che più o meno dice così: “Se da giovani si potesse avere la saggezza dei vecchi e da vecchi la forza dei giovani, l’essere umano potrebbe conquistare qualsiasi cosa”. 

La citazione forse non è precisa, ma il senso è questo.
Non credo che l’uomo conquisterebbe ogni cosa in una circostanza simile, però è vero che per quanto ci si sforzi di capire la vita, prima di aver vissuto un tempo sufficientemente lungo è quasi impossibile riuscirci, nemmeno se si è particolarmente intelligenti.
A volte un ventenne è più saggio di un cinquantenne, per doti particolari del primo; ma quello stesso ragazzo, una volta raggiunti i suoi cinquant’anni, non potrà che rendersi conto di quanto poco aveva visto e compreso da giovane.
Non sono molto sicuro che nella società attuale le persone anziane siano sagge; certamente, però, da giovani sono troppe le cose che non riusciamo a gustare veramente, perché troppo in corsa, proiettati verso mete che portano a bruciare il presente.

La vita merita di essere vissuta e goduta minuto dopo minuto, ma è difficile farlo quando si ritiene di aver davanti un tempo infinito. Spesso si usa dire: “Vivi come se dovessi morire domani”, proprio per suggerire una totale immersione nel presente; a dire il vero, se io dovessi morire domani, forse mi limiterei a mettermi in panciolle e attendere col sorriso sulle labbra.
Invece, quando comprendi che la vita, così come la conosci, prima o poi finirà, e lo comprendi davvero, nel profondo di te stesso, ma sai che hai davanti ancora tempo per vivere, puoi incominciare a dare un valore diverso a tutte le cose, senza lasciarti travolgere dai miraggi che roteano costantemente attorno a te.

Sono poche le cose che hanno un valore reale; certo, non gli oggetti e i possedimenti materiali, o quello che puoi conquistare in una singola vita. Ciò che hai compreso e realizzato nel cuore e l’amore che ti lega alle persone, sono per me le uniche cose rilevanti.
I soldi contano poco, senza calore umano; la casa, le macchine, il successo, sono tutti oggetti di un percorso destinato a lasciare poche tracce. I sentimenti che ti legano agli altri e coloro con i quali hai stabilito un vero contatto di cuore, sono i doni più preziosi della vita. Doni e legami che perdurano oltre il passaggio che chiamiamo morte.
Finché viviamo pensando che la vita sia eterna è difficile capire l’importanza di un abbraccio, di un sorriso e di un orizzonte velato dal tramonto. Eppure, per quanto tali cose possano essere espresse a parole – e molti lo hanno fatto – rimangono parte di quella categoria di fenomeni che non possono essere assimilati, fintanto che non scatta una comprensione intima e profonda, quella stessa forma di assimilazione della verità che in alcuni ambienti è chiamata Realizzazione.
Chi ha realizzato questa meravigliosa realtà, guardando gli altri può solo sperare che a loro tocchi il prima possibile (e purtroppo esiste chi non la realizzerà mai, per troppi bisogni e attaccamenti materiali).

Un antico detto sentenzia: “Coloro che sanno non parlano”. È riferito alla conoscenza dei misteri della vita e ai segreti dell’evoluzione e di questo universo, ma vale per ogni cosa. Non ho mi condiviso totalmente questo assioma e non lo condivido nemmeno oggi, soprattutto per come molti lo interpretano.
Il suo significato più intimo, profondo e antico, si riferisce alla consapevolezza dell’impossibilità (inutilità) di spiegare qualcosa che non può assolutamente essere capito, prima che il tempo sia maturo (e ciò è saggio).
È proprio così, perché il termine Realizzazione indica qualcosa che si situa molto oltre la semplice comprensione intellettuale; e in fondo, non v’è nulla di cui rammaricarsi.
In effetti, ognuno di noi è padre-madre e fratello-sorella maggiore di qualcuno; ma è contemporaneamente figlio-figlia e fratello-sorella minore di qualcun altro. Siamo saggi rispetto ad alcune persone e ignoranti dinanzi ad altre.

La saggezza non è sapere intellettuale; essa non proviene dallo studio e dalla cultura (sebbene possano aiutare). La saggezza è data da una vita vissuta con gli occhi e il cuore il più possibile aperti.
Bisogna essere capaci di sedersi e guardare; quando siamo troppo impegnati a progettare, creare, fare e disfare, è difficile cogliere la natura essenziale della vita. Il continuo tentativo di rincorrere mille bisogni per soddisfare il vuoto che si avverte e per sentirsi all’altezza delle aspettative, è un muro altissimo che ci isola dalla percezione della realtà.
Quella cosa che definiamo “vita” è proprio qui, accanto a noi in ogni momento. Abbracciare un bambino e baciarlo sulla fronte, accarezzare la pelle dell’uomo o della donna che amiamo rendendoci conto di come siamo fortunati in quel momento, lasciarci attraversare da una musica che ci emoziona e da mille sfumature del quotidiano, sono ciò che porta giorno dopo giorno ad una maggiore grado di saggezza; solo… se le capiamo, se le viviamo davvero.

Le persone desiderano quasi sempre ciò che non hanno; e quello di cui dispongono, nella sfera dei possedimenti materiali o degli affetti è visto appena, come se una volta conseguito non avesse più valore, perché c’è altro da ottenere.
Certo, la rincorsa alla sperimentazione ha un suo valore e non accontentarsi è uno strumento di crescita, ma… dipende da cosa rincorriamo e da come lo rincorriamo. Passare da un oggetto all’altro, da un’esperienza all’altra, senza quasi accorgerci di ciò che riceviamo, divorando ogni cosa ingozzandoci, anziché assaporarla con gratitudine, non conduce alla saggezza.
Il sesso, il cibo, il divertimento, gli affetti e cento altre cose, possono essere vissute fondamentalmente in due modi diversi: bruciandole, o assaporandole. Il sesso meccanico non è arte erotica, abbuffarsi non equivale a godere della cultura culinaria, vivere di pretese con chi dovremmo, amare non significa attraversare davvero la sfera affettiva.
È tutto così. Tutto.
Non importa cosa facciamo nella vita, chi o quante persone amiamo, anche solo per una notte; o che lavoro svolgiamo. Importante è farle davvero, queste cose. Farle realmente, essendoci, con il cuore e con l’intelletto sensibili e aperti. Toccare, accarezzare, gustare, capire, assecondare, aprirsi e abbracciare.

La vita è questo: un grande rapporto erotico con quello che ci circonda; fatto di sensibilità, intelligenza, disponibilità ad attraversare e lasciarsi attraversare e soprattutto, propensione ad amare. Perché, senza amore, non esiste possibilità di diventare saggi e senza saggezza la vita è solo uno sterile processo meccanico che, al momento della morte, lascerà ben poco, sia a chi va, sia a chi resta.

di Andrea Di Terlizzi

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Paolo Facchini
Ospite

E’ sommamente importante comprendere quanto affermi. E’ come sperimentare, anche solo per qualche anno, una malattia impegnativa che giova per cògliere la verità essenziale nascosta da tutto quello che riteniamo scontato (altrimenti invisibile). Ma anche per tali “esperienze non volute” che ci piombano addosso è necessario contenere o sviluppare quella sensibilità (quanto meno) che ci permette una prima forma di “risveglio” nella visione.