Percezioni

Percezioni

La segretezza.

Non sono mai riuscito a capirne il valore reale.
Riconosco in essa una certa utilità operativa. Niente di più.
Una sorta di segretezza a fin di bene, quella che trattiene ora ciò che sarà rivelato poi, per ottenere una gioia maggiore e più diffusa.
Ma, perché tanta segretezza nelle nostre vite? Cosa abbiamo tanto da nascondere? Siamo forse così diversi gli uni dagli altri? Così diversi da non poter confessare le nostre mancanze, le nostre debolezze, tutte quelle nostre piccolezze e sotterfugi?
Ci rende tutti così distanti. E siamo tutti così simili, invece.
Cosa ti dovrei mai mostrare?
Quello che certo non sono?
E dove mai ti potrò incontrare? Nel campo del falso, della menzogna, del segreto che non può essere udito da un altro mio fratello?
Non ci troveremo mai così.
Non riusciremo ad abbracciarci. Non è possibile.
Qualcuno ne rimarrebbe necessariamente escluso.
Non è quello che vogliamo. Non è questa la via. Non vedo alcun sentiero da questa parte.
Ti prego. Proviamo a passare di qua.
Cercherò di farmi trasparente affinché tu possa finalmente passare.
Cercherò di essere trasparente affinché io possa finalmente sentirti passare.
Non c’è guerra quaggiù.
Non ci sono barricate.
Non dobbiamo più combatterci qui.
Ecco. Sì. Forse da questa parte c’è un sentiero.
Forse da questa parte c’è una luce.
Potrà mai tornare tra noi la trasparenza?
Avvenne all’improvviso.

Davanti alla vetrata del bancone del bar, una lunga fila di persone si apprestava a pagare il pranzo. Posai il vassoio in un piccolo tavolino isolato e prima di consumare il pasto mi voltai verso la fila.
Un’ impressione stravagante attraversò il mio sguardo.
Tutte quelle persone mi apparvero all’improvviso come automi senza vita.
Guardai e riguardai ancora, da diverse angolazioni.
Guardai un giovane più alto della media, cercando di cogliere in lui una differenza rispetto agli altri.
Niente.
Non scorsi vita nemmeno in lui.
Certamente, non quella vita che sentivo io in quel momento e di cui ero all’oscuro un attimo prima.
Li vedevo scegliere, guardare e consumare senza che in tutti loro vi fosse una presenza realmente consapevole.
Mi sentii per un attimo l’unico fuggiasco con un grado di libertà differente in una gabbia che ottunde totalmente la percezione del reale.
Per quanto mi vedessero, per quanto interagissi, per tutti loro non era possibile svegliarsi da quello stato dormiente.
In me, inaspettatamente, si era alzato un velo e avevo potuto scorgere un diverso stato di veglia non prima percepito.
Quella chiarissima percezione si sarebbe affievolita col passare delle ore ma non il ricordo di quell’esperienza.
Ora mi chiedo: di quanti altri veli siamo all’oscuro?
Com’è possibile toccare realtà differenti?
Com’è possibile svegliarsi?
Siamo davvero in una boccia di vetro immersi nel profondo oceano in caduta lenta verso il fondo e dobbiamo necessariamente nuotare verso l’alto, verso la libertà che non abbiamo, ma crediamo di aver già conquistato.
Nelle nostre giornate viviamo solo dei rari momenti di presenza.
Non possiamo perdere l’opportunità di accrescere la nostra consapevolezza.

Capire che cosa sia, come espanderla e come prolungarla.
È urgente.
È importante.
Forse è l’unica via prima di scendere nuovamente nel prossimo oblio.
Niente da capire, niente da cercare.
Ci sono dei rari momenti in cui qualcosa di sottile, proveniente dall’interno, desidera soltanto essere presente a quel momento, assieme ad alcune persone un po’ speciali.
Non più domande, nulla più da raccontare, nient’altro da chiedere.
Silenzio.
Solo silenzio e ascolto.
Solo il sentire di quell’istante.
Nessuno parla più attorno al tavolo del bar. Il campo emotivo e il vento mentale si sono momentaneamente acquietati e si è creato uno spazio per ascoltare.
Sappiamo quante infinite cose ci sono ancora da imparare, quanti insegnamenti da apprendere, quanta inconsapevolezza da risvegliare.
Mille vite ancora e saremo sempre e solo all’inizio.
Ma… tutto questo non conta.
Quello che conta è solo quel momento.
Quell’unico istante condiviso nel silenzio.
Quell’abbraccio d’amore.
Niente da capire, niente da cercare.
Solo quell’unico istante da amare.

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