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Scacco matto al sistema

Scacco matto al sistema • Genesi di un ricercatore

In questo periodo molte persone si svegliano al mattino avvertendo un nodo allo stomaco e uno stato di preoccupazione per il futuro. Magari si erano addormentate serene, ma al mattino ha prevalso uno stato d’animo triste senza uno specifico perché, dato che non esiste nulla di peggio di ieri, a motivarlo.
Non è solo dovuto alla paura, paura di ammalarsi, o timore della crisi economica, ma soprattutto alla sensazione che nulla sarà come prima, nel timore di dover rinunciare all’amato e privilegiato stile di vita, lo stesso che prima era criticato perché inghiottiva in un vortice infinito, dalla mattina alla sera.
Adesso non siamo più nel vortice, abbiamo tempo, ma questo tempo ha un costo.

Dobbiamo familiarizzare con questo stato di insicurezza e considerarlo parte del nostro presente. Non dobbiamo combatterlo, perché così facendo lo rafforzeremmo. Non dobbiamo nemmeno accettare che la nostra vita potrà dipendere dalle scelte di altri, motivate da buone intenzioni o da secondi fini del tutto illeciti.
E quindi?
Non avere la capacità di accettare una situazione è pericoloso, perché ci rende deboli.
Accettare tutto come inevitabile è pericoloso, perché ci rende facilmente governabili.
Occorre trovare un equilibrio che non può dipendere solo dal pensiero e dal ragionamento. Si può coltivare uno spirito “guerriero”, per nulla proclive ad essere trattato senza rispetto e non disponibile ad essere condizionato e limitato da indebiti “poteri”, ma si deve ottenere un calmo governo su mente ed emozioni, affinché questa ferma determinazione non si traduca in rabbia e incapacità di razionalizzare in maniera oggettiva.

Per restare calmi all’interno di questo stato dobbiamo imparare a governare le nostre emozioni e per farlo è un buon training non crearci illusioni, ma dirigere la nostra energia su qualcosa di concreto e realistico.  Qualcosa di nuovo, di completamente nuovo, che parta da noi stessi.
Uno modo efficace per raggiungere un equilibrio emotivo è applicare un metodo per diventare pienamente e realmente coscienti di sé. Questo però richiede uno scopo che non sia solo quello di sentirsi meglio e più stabili. Durerebbe poco.
È importante porsi domande serie sul senso della vita e della morte, sulla nostra esperienza in un ecosistema formato da sette miliardi di esseri umani e miliardi di svariate di forme di vita su un pianeta (vivente) chiamato Terra, in orbita attorno a una stella in un immenso universo.

Domande impegnative.
Non implicano una risposta. Il segreto risiede nel cessare di vivere drogati da tutto ciò che ci presentano, distraendoci dal porci domande sul significato dell’esistenza; domande che poi ci permettono di approfondire e intuire maggiormente anche ciò che riguarda l’essere uomini e donne tutti i giorni: lecito e illecito, diritti e doveri, schiavitù e libertà.

Fin dai primi passi, chi si pone queste domande si trova di fronte a un’evidenza: all’inizio, neppure negli angoli più reconditi della memoria, trova una risposta certa.
Per un ricercatore, non c’è consapevolezza di chi o cosa sia, di dove si trovi realmente, da dove venga e dove andrà, una volta lasciato il corpo fisico. Parliamo di conoscenza diretta, non di convinzioni o di cose lette.
È cosciente, certamente, ma… anche al buio.

È consapevole, a tratti, di essere addormentato per la maggior parte della giornata; una sorta di sonno cosciente, che appare come veglia, ma che non dispone di vera lucidità. Le azioni sono spesso meccaniche, scontate e prevedibili; i bisogni indotti e non realmente propri. Come drogato, inizialmente chi si pone queste domande è in balia di stati emotivi a cui reagisce in modo meccanico e disordinato, senza operare una scelta del tutto consapevole.
Si accorge, in rari momenti di lucidità, di essere un fuscello nelle mani di chissà cosa.
Ma quando, per pochi istanti, realizza questo imbarazzante stato, si sveglia e diventa autocosciente. Per poco tempo inizialmente, per poi, senza quasi accorgersi, scivolare nuovamente nel sonno.

Quasi tutta l’umanità… non è consapevole della propria condizione.
Tante scelte scellerate sono state fatte in questi secoli, nella totale indifferenza o distrazione della maggioranza degli esseri umani, proprio perché addormentati e inconsapevoli delle conseguenze. Certo, esiste molto disinteresse e tanto egoismo. Molto di ciò, però, è causato proprio dal sonno della coscienza.

Ciò porta a una sempre più profonda disarmonia, a molta sofferenza e al difficile momento che stiamo vivendo a livello planetario. Perché… quando dormiamo, lasciamo campo aperto a chi è leggermente più sveglio e… per nulla votato al benessere di tutti noi.
E’ iniziata una crisi prevista da molti, il cui esito è ancora incerto. Si tratta di decidere da che parte vogliamo stare, perché ogni crisi implica dualismo e ogni dualismo presuppone campi di forza antagonisti. Ci siamo proprio in mezzo e, di solito, chi sta nel mezzo di una battaglia senza prendervi parte, rimane inesorabilmente schiacciato.

Cosa possiamo fare di semplice? Di elementare? Di adatto a chiunque, anche a chi non ha nessuna esperienza di Scienze Interiori e pratiche profonde? Qualcosa che è talmente potente e basilare, nella sua semplicità, da favorire lo sviluppo di una straordinaria lucidità in chi è meno desto e, contemporaneamente, dare nuovo vigore, consapevolezza e capacità, a chi è già più avanti sulla via della Consapevolezza?

Ciò di cui voglio parlarvi facilita i primi passi sulla via della Ricerca. Rappresenta la sua “genesi”, ma è anche la genesi di un passaggio più profondo per chi da tempo è in cammino. È qualcosa di semplice e accessibile a tutti; richiede solo di volgere lo sguardo a ciò che si fa, a come lo si fa e al perché lo si fa.
Ho parlato spesso del potere della Meditazione Profonda, ma questa volta si tratta di imparare a restare consapevoli durante la giornata… nell’azione.
È così semplice, senza esoterismi, magate e pratiche occulte, da essere quasi sempre tenuta in scarsa considerazione perfino dai più esperti praticanti. Eppure… è il segreto dei segreti.

Dunque, cosa fare?
Iniziate a osservare il vostro respiro e percepire il corpo, per esempio sentendo i piedi a contatto con il suolo, accorgendovi di esser vivi e di avere un corpo che respira. Se lo fate vi accorgete che state osservando; vi state osservando.
Questa è una prospettiva insolita.
Se siete sinceri, ammetterete che difficilmente vi sentite così.
Questo genere di consapevolezza, quando si inizia, dura spesso pochi minuti.
Immaginate la vita come una scacchiera, in cui ci hanno posizionato nel ruolo di un pedone, mosso a piacimento da giocatori sconosciuti; un pedone sacrificabile, ovviamente.

Attraverso questa semplice osservazione, che fa parte di una tecnologia interiore cui tutti dovrebbero accedere, smettiamo di essere un pedone e diventiamo inizialmente non il cavallo, o la regina, o il re, ma… direttamente il giocatore.
Non c’è progressione.
O state sulla scacchiera e siete fatti scivolare da qualcuno su un riquadro bianco o nero, o siete al di fuori a guardarla.
Non usciamo poco alla volta, piano piano, gradualmente, ma improvvisamente: in un istante siamo fuori a guardare la scacchiera.
Ed è incredibile, quando accade.
Quando è successo a me, per la prima volta, sono rimasta scioccata. Non perché ho visto luci rotanti o sentito suoni celestiali, ma perché tutto era uguale e anche profondamente diverso. Difficile da descrivere. È stato come uscire improvvisamente dalla mia immagine riflessa nello specchio; in quel momento ero consapevole dello specchio, del corpo, delle mie emozioni e dei miei pensieri.
Prima ero solo un riflesso.
Ora esistevo davvero.
C’è voluto allenamento per stabilizzare questa percezione di me stessa, ma è qualcosa da provare. E’ questa, la vera rivoluzione cui dobbiamo mirare.

Come uscire dallo specchio? Come sottrarci al ruolo di pedone sulla scacchiera?
Ci sono tante tecniche, una di quelle più basilari è entrare nel gesto che stiamo facendo. Anche il più semplice.
Facciamo l’esempio di mangiare una mela ma possiamo applicarlo a tutto.
Usiamo tutti i sensi per percepire la mela, tocchiamola, vediamo il colore o i colori, sentiamo il profumo e il sapore, la differenza tra la buccia e l’interno umido; percepiamo tutto con nitidezza; ma… ancora non basta.
Abbiamo davvero fame? E se si… davvero vogliamo mangiare una mela? (potreste rispondere che preferite una cioccolata con panna, ma allora dovreste chiedervi se la golosa alternativa è condizionata o autentica e, personalmente, il dubbio sul condizionato lo avrei).
Ovviamente cerco di semplificare, ma potete intuire che ci sono altri livelli di osservazione, più raffinati ed interessanti, sempre a partire da questa semplicissima azione: mangiare una mela.
Potremmo accorgerci che mangiando la mela non abbiamo realmente fame, ma piuttosto bisogno di occupare il tempo, di riempire un vuoto, che non è nello stomaco (siete già bravi, se scegliete la mela, ma può funzionare anche con le patatine).

Pensate che sia difficile questa tecnica di consapevolezza?
No… è facilissima.
Pensate che sia facile?
No… è difficilissima.
È facile nell’esecuzione. È difficile non sottovalutarla e impegnarsi davvero.
Richiede solo volontà e il ricordo di farla.

Questo tipo di PRESENZA  non è affatto scontata, anzi è rarissima tra le persone e andrebbe insegnata.
Di solito agiamo in modo totalmente inconsapevole, automatico, specialmente nelle ripetitive azioni quotidiane.
In questo periodo abbiamo più tempo per prenderci cura di noi stessi, non solo dal punto di vista fisico ma anche dal punto di vista psichico e spirituale. Imparare a restare al centro di noi stessi, può radicalmente trasformare la nostra esistenza.
Il primo passo è accorgersi della meccanicità. Nel momento in cui diventate “consapevoli della mela”, come indicato nella tecnica precedente, siete fuori dalla scacchiera, fuori dallo specchio;  ma, appena perdete il centro di voi stessi, tornate immediatamente ad essere un pedone, un riflesso.
Non c’è una via di mezzo: o dentro, o fuori.
Diventare autocoscienti, consapevoli di se stessi, diventare il giocatore, è l’unico cambiamento vero e necessario.
Tutto il resto è ancora illusione. Sembra di fare cambiamenti, ma aggiungiamo solo nuove convinzioni e credenze, nuove fedi e ideologie. Sembra di crescere, ma sono solo sconosciute e sfavillanti dipendenze e nonostante gli apparenti cambiamenti… restiamo pedoni, riflessi.

Dobbiamo imparare a governare il flusso dei nostri pensieri e le nostre onde emotive, per questo oltre alla tecnica del gesto consapevole, ricercata più volte durante la giornata, resta necessaria la pratica della Meditazione Profonda.
Siate grati alla vita e date un senso a tutto ciò che sta accadendo. Perché un senso ce l’ha. L’essere umano sta divorando questo mondo e lo sta facendo inesorabilmente, senza alcuna pietà. Dobbiamo ottenere equilibrio, senso della misura e una nuova consapevolezza di cosa sia la Famiglia Umana.
La paura del domani non ha senso, perché il futuro lo costruiamo nel presente, con le nostre azioni e le nostre scelte.

Due mesi fa potevamo anche – e sottolineo “anche” – essere giustificati a comportarci ogni giorno come automi; non sapevamo, ci facevamo poche domande, non avevamo reazioni proporzionali alle notizie aberranti che arrivavano alle nostre orecchie.
La terra e la sua umanità, soffre da molto tempo.
Oggi tutto è cambiato; o meglio… tutto potrebbe cambiare. Dipende anche dalla nostra capacità di ricordarci di “mangiare una mela in modo consapevole”, o dal fatto che preferiamo continuare a dormire.
L’essere umano non è fatto per essere un automa, ma per diventare pienamente autocosciente.

Il progetto di Inner Innovation, condiviso da tante persone, mira a diffondere questa visione con energia, attraverso libri, articoli, interviste, musica, video e seminari. Dalla lingua italiana cercheremo di passare anche alla lingua inglese per poter aumentare il raggio d’azione.
Condividere questi contenuti significa aiutare gli altri. Molte persone sono piene di interrogativi e di dubbi; è il momento di creare una vera rinascita favorendo il diffondersi di libere individualità, capaci di unirsi e collaborare nel rispetto reciproco.
L’essere umano ha la possibilità di incarnare principi universali di armonia, libertà, giustizia, rispetto, unità, senso di responsabilità e protezione verso tutto ciò che vive (e tutto ha vita ed è interconnesso).
Ma, per realizzare questa possibilità deve uscire dallo stato di sonno in cui si trova.

Dobbiamo creare un connubio tra materia e spirito. Creiamo una società dove la materia non sia un ostacolo alla crescita spirituale, ma al contrario un campo di applicazione e sperimentazione di leggi di armonia e amore.
Potremo così dare SCACCO MATTO all’illusione, che altro non è che assenza di conoscenza del Reale.
Io ho visto e sperimentato molte cose. Molte. So che esiste ben altro al di fuori di questo pianeta e oltre la materia. Però siamo qui e dobbiamo prenderci cura del nostro mondo e degli altri esseri umani. C’è tempo per scoprire l’ineffabile, l’oltre materiale, il Divino.
O meglio… difficilmente possiamo realizzare queste meraviglie, se non impariamo a diventare consapevoli prima di una mela, poi di noi stessi e dopo del luogo in cui viviamo. Non con il pensiero e le idee soltanto, ma con una nuova sensibilità empatica e una nuova mente.