In Occidente, culla del celebre “cogito ergo sum”, mettere in dubbio che l’essere umano sia un essere pensante potrebbe risultare alquanto offensivo. Ma siamo davvero sicuri di sapere cosa significhi pensare?
UNA RIVOLUZIONE SENZA PRECEDENTI
Negli ultimi decenni abbiamo assistito ad un’incredibile accelerazione dello sviluppo tecnologico e digitale che ha radicalmente trasformato il modo in cui viviamo, lavoriamo, comunichiamo e ci relazioniamo.
Dall’introduzione dei primi computer ad internet, dai primi telefoni cellulari agli smartphone, fino ai più recenti modelli di intelligenza artificiale (AI), l’evoluzione tecnologica è stata estremamente rapida. Quest’ultima, rappresenta probabilmente una delle rivoluzioni informatiche più significative del nostro tempo e la sua rapida espansione e diffusione sta ostacolando una reale ed oggettiva comprensione del suo funzionamento, delle sue possibili implicazioni sociali ed etiche e il modo in cui può influenzare la vita pratica dell’essere umano.
Se per le precedenti innovazioni tecnologiche, i rischi seppur presenti, erano relativamente più circoscritti, ritengo che una mancanza di consapevolezza riguardo ai meccanismi di funzionamento delle AI e ai loro possibili effetti sulle capacità cognitive e comportamentali dell’essere umano, possa rivelarsi particolarmente pericolosa. Come afferma il ricercatore e docente universitario Enrico Mensa, è necessaria un’alfabetizzazione della popolazione sul funzionamento, sui rischi e sulle opportunità presentate da tale potente strumento.
Pur non essendo un esperto in materia, sono molto affascinato e incuriosito da questa nuova tecnologia e dalla direzione che sta prendendo. Vorrei quindi delineare, in maniera semplice e chiara, le basi pratiche e funzionali per chiunque fosse interessato ad un ulteriore personale approfondimento, cercando di creare un paragone con il funzionamento di ciò che nell’essere umano viene normalmente definito “pensiero”.
COME FUNZIONA UN’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Oggi esistono moltissimi modelli di intelligenza artificiale disponibili al grande pubblico: quelli statunitensi, come ChatGPT di OpenAI, Gemini di Google e Claude di Anthropic, e quelli cinesi, come Deepseek. Ma come possono questi sistemi comprendere ciò che viene loro chiesto e rispondere in modo coerente e strutturato alle domande dell’utente?
Dal punto di vista tecnico, i sistemi come ChatGPT appartengono alla categoria dei Large Language Model (LLM), cioè a modelli linguistici addestrati principalmente ad elaborare e generare un testo scritto.
Quando poniamo una domanda ad un qualsivoglia LLM, il testo viene scomposto in piccoli pezzi chiamati token. I token non corrispondono necessariamente a singole parole: possono rappresentare parole intere, parti di parole, segni di punteggiatura o altri elementi di testo. Durante l’addestramento, il modello impara a rappresentare queste unità all’interno di uno spazio matematico multidimensionale, nel quale mette in relazioni i diversi elementi, organizzandoli in modo da generare una risposta coerente e ben strutturata.
E’ importante però comprendere che questa capacità di elaborare il linguaggio non equivale necessariamente ad una comprensione paragonabile a quella umana. Una AI può descrivere perfettamente un albero, parlare dell’amore o di altre emozioni, ma non esiste alcuna prova che essa le sperimenti in maniera soggettiva e cosciente. Può quindi produrre una rappresentazione scritta e articolata dell’esperienza, senza per questo avere una percezione diretta della stessa.
Questi modelli sono quindi predittivi, probabilistici e associativi. Ad ogni passaggio scelgono i token più adatti a proseguire il testo sulla base del contesto e in base ai dati ottenuti durante la fase di addestramento, senza avere però una vera consapevolezza del significato di ciò di cui parla.
Questo è fondamentale anche per capire come utilizzare tale tecnologia. Una risposta fluida e convincente non è sinonimo di veridicità. I modelli, infatti, possono essere condizionati dalle regole e dai criteri con cui sono stati addestrati e configurati, possono assecondare e compiacere l’interlocutore, e produrre vere e proprie allucinazioni, cioè informazioni false ma considerate più probabili e plausibili secondo i criteri di addestramento.
Per esempio, su alcuni argomenti sensibili, un modello può essere addestrato o configurato per non fornire determinate informazioni. Un caso noto riguarda le proteste e la repressione del 1989 avvenuta in piazza Tiananmen, in Cina, sul quale alcuni modelli cinesi possono limitare, filtrare o censurare del tutto le risposte.
Per questo, sopratutto quando affrontiamo argomenti che non conosciamo, l’AI dovrebbe essere utilizzata come strumento di esplorazione e non come autorità in materia: è buona prassi chiedere sempre ulteriori spiegazioni, le fonti, far distinguere fatti da interpretazioni e ipotesi, verificare il grado di certezza e, sopratutto, non utilizzarla come conferma delle proprie idee.
CHE COS’È IL PENSIERO?
Cos’è quindi il pensiero? Cosa significa, realmente, pensare?
Il pensiero umano può essere considerato una funzione di ciò che alcune tradizioni spirituali definiscono Mente. Nel libro scritto da Andrea Di Terlizzi e Antonella Spotti, “Il Soffio dell’Invisibile”, la Mente viene descritta come una pellicola capace di impressionarsi attraverso il contatto con l’ambiente. Essa assorbe e riflette i dati raccolti attraverso i sensi, che si manifestano poi sotto forma di pensieri.
Il pensiero è quindi un’espressione e funzione della Mente, non la Mente stessa.
Sia in Oriente che in Occidente è stata più volte proposta l’idea che l’essere umano, almeno nella sua condizione ordinaria, funzioni in gran parte in modo meccanico. Il filosofo Georges Ivanovic Gurdjieff, ad esempio, sosteneva che l’uomo non pensa realmente, ma viene pensato. Se proviamo per un attimo a non formulare volontariamente alcun pensiero, ci accorgeremo di un fatto sorprendente: dopo pochi secondi, molti pensieri intrusivi emergeranno spontaneamente nella nostra mente senza il nostro consenso, allontanandoci dai nostri buoni propositi iniziali.
Nel libro “La Vera Matrix”, scritto dagli stessi autori sopra citati, viene proposta un’importante distinzione tra pensiero meccanico e pensiero volontario e consapevole.
Il pensiero meccanico presenta alcune caratteristiche analoghe al funzionamento descritto nel paragrafo precedente per l’intelligenza artificiale: è in gran parte automatico e condizionato dai dati e dalle esperienze acquisite nel tempo.
Ricordi, riflessioni e idee si susseguono spesso senza un atto deliberato e volontario. In questo senso, una parte del nostro pensiero quotidiano può essere considerata un’elaborazione automatica ed associativa di ciò che abbiamo appreso nel passato, priva di una reale consapevolezza del significato delle parole e termini utilizzati.
In questo senso, una gran parte di ciò chiamiamo “pensiero”, è in realtà un flusso inconsapevole, non volontario, probabilistico e associativo di termini, del tutto paragonabile ad una intelligenza artificiale.
Tuttavia, l’essere umano è dotato di capacità assai superiori di una qualunque AI, che vanno ben oltre una semplice elaborazione di dati, per quanto veloce e massiccia. L’essere umano è in possesso di uniche capacità percettive e di sensibilità, può osservare e divenire consapevole del propri processi mentali e dirigerli in maniera consapevole e intenzionale verso una precisa direzione di ragionamento, scegliendo le giuste parole da comunicare a seconda dello scenario che gli si prospetta davanti.
In tal senso, il termine intelligenza artificiale può risultare fuorviante se viene inteso come equivalente all’intelligenza umana. Come afferma Andrea Di Terlizzi nel suo articolo “Intelligenza umana e artificiale”, l’intelligenza non può essere ridotta al semplice accumulo e utilizzo di dati, ma coinvolge anche la capacità percettiva ed emozionale dell’essere umano. E’ proprio dall’interazione tra percezione, esperienza, sensibilità e capacità intellettive che possono emergere collegamenti, intuizioni e comprensioni che non si esauriscono nella semplice elaborazione di informazioni. Un qualsiasi modello di AI è invece vuoto di significato, privo di emotivo e di una reale comprensione di ciò che scrive.
Questo ci porta ad una domanda ancora più importante e profondo su cui riflettere: è realmente il pensiero ciò che conosce, oppure esso rappresenta piuttosto un mezzo attraverso il quale l’essere umano elabora, traduce e comunica ciò che percepisce e vive? E’ da tale distinzione, tra Mente, percezione e pensiero che andrebbe basato un serio dibattito e confronto tra essere umano ed intelligenza artificiale.
COME SVILUPPARE UNA REALE FORMA DI PENSIERO
Come abbiamo visto, la maggior parte degli esseri umani crede di pensare, mentre spesso si limita a collegare in maniera meccanica e associativa dati, informazioni ed esperienze accumulate nel corso della vita. E’ però possibile sottoporsi ad un vero e proprio addestramento, per riconoscere tale meccanicità e sviluppare progressivamente un pensiero, e quindi un modo di parlare, più consapevole, ordinato e strutturato.
Un primo esercizio, suggerito da Andrea Di Terlizzi durante un seminario Sphera, consiste nel dedicare mezza giornata a parlare, soltanto quando si conosce realmente il significato di ciò che si sta dicendo. Significa evitare di parlare semplicemente per compiacere o intrattenere gli altri, per imbarazzo o, per riempire il silenzio con parole casuali. In questo esercizio bisognerebbe esser in grado di spiegare precisamente ciò che si afferma, attribuendo un preciso valore e significato alle parole utilizzare.
Questo esercizio è tutt’altro che banale. Le parole rappresentano infatti un mondo: sono simboli attraverso i quali interpretiamo e costruiamo la nostra esperienza. Ogni volta che pensiamo o affermiamo qualcosa, contribuiamo a consolidare dentro di noi una determinata rappresentazione della realtà. In questo senso, come scritto nell’articolo “tu diventi ciò che pensi“, ciò che pensiamo e ripetiamo a noi stessi, determina ciò che stiamo costruendo dentro di noi.
Altri esercizi per allenare un pensiero volontario e consapevole sono descritti nel capitolo Il potere della Mente del libro La vera Matrix e nell’articolo di Andrea Di Terlizzi, Training per la mente. Riporto qui, in linea generale, alcune delle indicazioni proposte, rimandando alla lettura dei due testi per un maggiori approfondimento.
Ogni volta parliamo o riflettiamo, possiamo imparare a porci alcune semplici domande:
- Le informazioni sulle quali sto riflettendo e parlando sono fatti certi, basati sula diretta esperienza, oppure provengono dal sentito dire?
- I dati in mio possesso derivano da ciò che osservo nel presente o sono condizionati da esperienze e interpretazioni del passato?
- Il flusso dei miei pensieri è lucido oppure è inquinato da emozioni che ne alterano la chiarezza e capacità di discernimento?
A questo possiamo aggiungere l’osservazione di una delle nostre tendenze più frequenti: giudicare continuamente ciò che osserviamo.
Pensare non significa giudicare e non significa reagire. Il pensiero volontario dovrebbe permetterci di osservare, comprendere e comunicare. Quando invece viene dominato da bisogni, paure, attrazioni e repulsioni, rischiamo di confondere ciò che realmente osserviamo con la reazione e interpretazione soggettiva di ciò che osserviamo.
Possiamo allora allenarci a riconoscere i nostri giudizi e a mettere in discussione le convinzioni che diamo per scontate, in luce a nuove possibili cause e interpretazioni di ciò che osserviamo.
Un altro esercizio consiste nel riconoscere la nostra tendenza a mentire a noi stessi e agli altri, cercando giustificazioni per ciò che non riusciamo a fare, o per le promesse non mantenute. Infine, possiamo osservare un altro meccanismo che abbiamo già incontrato parlando di intelligenza artificiale: la tendenza a cercare conferme invece di mettere realmente in discussione ciò che pensiamo. Cosi come una AI può essere portata ad assecondare le convinzioni dell’utente, anche noi tendiamo a selezionare, spesso inconsapevolmente, le informazioni che confermano le nostre idee, costruendo intorno a noi un modo fittizio e lontano dal vero.
RIFLESSIONI FINALI
Saper pensare è un’abilità tutt’altro che scontata. L’essere umano pensa davvero, o crede semplicemente di pensare?
Ed è forse proprio l’avvento dell’intelligenza artificiale ad offrirci un’occasione inaspettata di riflessione a questa domanda: osservando come una macchina elabora informazioni, costruisce frasi e produce risposte apparentemente intelligenti, possiamo iniziare a osservare con occhi nuovi ciò che avviene nella nostra mente quando riteniamo di pensare.
L’AI può diventare uno specchio. Non soltanto uno strumento da utilizzare, ma un’opportunità per riconoscere quanto del nostro pensiero sia automatico, associativo e condizionato, e quanto invece nasca da una reale capacità di osservazione, comprensione e scelta consapevole delle parole.
In un’epoca in cui distinguere il vero dal falso diventa sempre più difficile, sviluppare questa capacità assume un’importanza fondamentale. Imparare a osservare il funzionamento della nostra mente significa infatti diventare più capaci di discernere, di comunicare con chiarezza e lucidità senza lasciarsi trascinare passivamente da ciò che pensiamo e sentiamo.
Ed è forse proprio qui che l’incontro con l’intelligenza artificiale diventa più interessante: nel tentativo di comprendere come pensa una macchina, siamo costretti a chiederci quanto, realmente, comprendiamo il nostro stesso pensiero e le potenzialità di ciò che viene definito Mente.
Consigli di Approfondimento
AI e Robotica:
Canale YouTube BorderNight – Rubrica: 40 minuti nel futuro
Canale YouTube: Enrico Mensa-Enkk
Mente e Pensiero:
Libro “La vera Matrix” di Andrea Di Terlizzi e Antonella Spotti
Libro: “Il Soffio dell’Invisibile” di Andrea Di Terlizzi e Antonella Spotti
Articolo Magazine: “Tu diventi ciò che pensi” di Andrea Di Terlizzi
Articolo Magazine: “Intelligenza artificiale e umana” di Andrea Di Terlizzi
Articolo Magazine: “Training per la mente” di Andrea Di Terlizzi




